Tsuchimoto Noriaki, Minamata: The Victims and Their World (1971) una pietra miliare del cinema documentario giapponese

Minamata_Victims

Here the English version

Regia: Tsuchimoto Noriaki. Fotografia: Otsu Koshiro. Produzione: Higashi Production. Produttore: Takagi Ryutaro.
Durata: 120’. Anno: 1971.
Reperibilità: DVD Zakka Films

Tsuchimoto Noriaki entra in contatto per la prima volta con la realtà di Minamata nel 1965 quando realizza un documentario per la televisione, Minamata no kodomo wa ikiteiru, ed inizia a calarsi in quella che nel corso degli anni sarebbe diventata l’avventura della sua vita, non solo artisticamente parlando. Tsuchimoto nato nella prefettura montuosa di Gifu, nel 1970 ritorna nell’isola meridionale di Kyushu per scoperchiare quella scatola degli orrori, ed è l’orrore del sistema non quello dell’incidente di percorso, che è stata e continua ad essere, per quanto gli stessi abitanti del luogo vogliano dimenticare, la città di Minamata. Luogo e teatro di uno dei più grandi avvelenamenti perpetrati dall’uomo verso sé stesso e l’ambiente, il nome della città rimarrà per sempre legato all’industria chimica di Chisso che dal 1932 al 1968 riversa nel mare, come materiale di scarto, quantità enormi di mercurio. Il metallo entra nella catena alimentare e finisce per causare la cosiddetta malattia di Minamata (Minamata-byō) che nel corso degli anni colpisce più di diecimila persone uccidendone quasi duemila, ma questi sono solo numeri di superficie, i danni e gli effetti di questa tragedia non sono sempre quantificabili e legalmente dimostrabili ed è questa un’ulteriore tragedia che lascia coloro che ne sono colpiti ancora più umiliati.
Fin dapprincipio però Tsuchimoto si accorge come molte delle famiglie rifiutano di lasciarsi filmare dopo che i media, già all’epoca, avevano sfruttato la tragedia ed il dolore delle persone per creare spettacolo. In più, in molti abitanti dell’area colpita era presente un contrastante sentimento di odio e gratitudine verso la Chisso che grazie al complesso industriale costruito nelle zone aveva sollevato, almeno secondo alcuni, dalla povertà la popolazione locale. Conscio di tutte queste condraddizioni Tsuchimoto riesce a realizzare un vero e proprio capolavoro di equilibri, da una parte la rabbia con cui smaschera i processi con cui la modernità si evolve nell’arcipelago giapponese e nel particolare nella zona di Minamata schiacciando i ceti inferiori, dall’altra l’umanesimo con cui riesce sempre a presentare le vittime e a dare loro dignità.
Il film inizia con lo sciabordio dell’acqua e una barca di pescatori da sola in mezzo al mare, l’acqua che dà la vita alla comunità dei pescatori ma che allo stesso tempo, inquinata dal mercurio, le vite le distrugge. Il bianco e nero nelle scene, liriche, tramuta il blu del mare nell’argento del mercurio portatore di morte. Il fuori sincrono delle interviste (dovuto probabilmente alle limitazioni tecniche) costringe Tsuchimoto ad inventarsi un montaggio di immagini che scorrano sulle parole, pianti e grida delle vittime e dei loro familiari. La bellissima musica poi in alcune scene contribuisce a creare quell’epopea della vita dei pescatori e della loro comunità, per esempio nelle scene di pesca del polpo da parte di un anziano pescatore che ha perso la moglie a causa della malattia.

Le foto dei deceduti, bambini di meno di cinque anni e di una ragazza nel fiore dei suoi anni scorrono con il sonoro delle parole delle loro famiglie, sono immagini che muovono lo spettatore, molto forti ma allo stesso tempo molto empatiche, la bravura di Tsuchimoto e del direttore della fotografia Otsu Koshiro sta proprio nel rispetto verso il soggetto filmato, le immagini in bianco e nero pongono poi un certo filtro verso lo spettatore e non si soffermano mai con morbosa volontà su coloro che parlano, evitano di usare il dolore cioè come eccitante per coloro che guardano. Si vedono comunque dei bambini e un giovane ragazzo malati e sono scene strazianti, la bava, i movimenti spastici, l’autosufficienza negata e la difficoltà di comunicare, ma la mdp li segue con leggerezza e rivelando sì il loro dolore e quello dei familiari, ma rispettandoli e rivelando la loro dignità di esseri umani. Sono proprio questo equilibrio e questa cura ed attenzione verso il debole ed il diverso alcuni dei più alti conseguimenti del cinema di Tsuchimoto e che raggiungeranno forse il loro coronamento in The Shiranui Sea (1975), sempre dedicato alle vittime di Minamata.
Strutturalmente il lavoro è composto da interviste alle vittime, ai genitori ed ai parenti di coloro che sono stati colpiti dalla malattia che raccontano la loro vita di ogni giorno, una quotidianità che gira attorno al mare ed il doloroso ricordo dello scomparso. A queste scene sono intervallate altre di vita nel mare dei pescatori, le loro abitudini e tradizioni, e scene di riunioni e comizi in piazza per protestare contro la Chisso e lo stato che ha aiutato a coprire il crimine perpetrato. Nella seconda parte del documentario vediamo il viaggio delle vittime e dei loro familiari verso Osaka ed è importante perchè la processione per le strade della città è diretta verso l’ufficio centrale della Chisso ma anche perchè Osaka è la città che ospita nello stesso anno, il 1970, l’Expo, evento che assieme alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 sancirà la definitiva apertura del Giappone al mondo dopo la sconfitta bellica e l’accettazione del paese asiatico nella modernità occidentale. L’incontro fra i vertici della Chisso e la rappresentanza di Minamata sfocia in cacofonia e quasi in una rivolta, persone invadono il palco accerchiando il presidente ed il suo staff quasi a voler distruggere quella verticalità fra saibatsu e popolo sfruttato che ha contraddistinto la tragedia. Ancora una volta qui, come nei documentari coevi di Sanrizuka della Ogawa Pro, l’anima della protesta è femminile con le donne e le madri che nel dolore immenso per una vita distrutta aggrediscono verbalmente il presidente della Chisso. Il film si conclude con le immagini di pesca e col sottofondo musicale dei canti tradizionali di Minamata cantati dalle vittime e da tutte le persone del villaggio. Inizia con questo film come si diceva più sopra una vera e propria missione per Tsuchimoto che nell’arco di tutta una vita fino alla morte avvenuta nel 2008 dedicherà alle vittime di Minamata ben 14 documentari.

Minamata_Victims_DVD

In un panorama internazionale in cui i documentari provenienti dall’arcipelago giapponese reperibili sono davvero pochissimi, è un fatto non secondario che il film, assieme anche al già citato The Shiranui Sea, sia disponibile in DVD con sottotitoli in inglese presso Zakka Films.
(Un grazie di cuore a\Special thanks to Ono Seiko and Tsuchimoto Motoko)

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